Il piacere

Quando è stata l’ultima volta che hai chiamato qualcuno per il puro piacere di sentirlo?

Siamo immersi nel mondo dell’utilitarismo, una visione in cui l’altro non è più un soggetto ma un oggetto che ci sentiamo autorizzati a usare per scopi che sono solo nostri. Finiti questi termina l’amicizia o il presunto amore.

In questa visione il piacere dell’incontro e dello scambio sono subordinati al bisogno di ricevere qualcosa piuttosto di offrirlo, sia che si tratti di amicizia, sia che si tratti di amore, anche se alla fine, sempre di amore si tratta, di amore che non c’è perché per esserci ha bisogno di qualcuno là fuori che ne sia il portatore.

Quante volte persone che hai aiutato o a cui sei stato vicino in momenti di difficoltà sono sparite passato il momento del bisogno?

O quante volte sei sparito tu quando il tuo bisogno è cessato?

Quante volte senti un amico/a quando ti percepisci solo o hai bisogno di un consiglio e poi ti eclissi fino alla prossima volta?

Bada non pensare che il mio sia un giudizio, è solamente ciò che sto osservando in modo sempre più chiaro in questi ultimi tempi. Comprendere questo meccanismo è la chiave per uscirne.

Il principio del piacere è stato sostituito dal principio del bisogno, e quest’ultimo origina dalla convinzione che non c’è abbastanza e se non c’è abbastanza si rischia di morire. Non c’è abbastanza amore, il dentro è una cesta vuota che si tenta di riempire, ma ha un buco sotto per cui tutto quello che si butta dentro cade al di sotto senza così riempirlo mai. Personalmente ho passato decenni a tentare di riempire questa cesta, e ovviamente ho fallito. Ho fallito perché non mi ero accorta del buco.

Il principio del piacere muove da una direzione molto diversa e origina da un senso di appagamento che è già preesistente all’azione: non c’è nessun vuoto da riempire e nessun bisogno da colmare.

Facile a dirsi ma non facile a farsi?

Ti rispondo come fa spesso una mia cara amica S-NI. Nel senso che non è né facile né difficile, è solo impegnativo. E’ qualcosa che semplicemente non sei abituato a fare. La scorciatoia che viene usata fin dalla più tenera età è sempre la stessa e parte dalla convinzione – sapientemente installata dal sistema dis-educativo – che tutto ciò di cui hai bisogno deve arrivare da fuori.

Mi sto rendendo conto in modo sempre più chiaro e raffinato che, tutti i sistemi di funzionamento della società, si basano sul principio del tentare di riempire il buco da fuori. Sorpresa, in realtà il buco non esiste! Il buco, potrei anche chiamarla “teoria del buco” – per ridere – è qualcosa che c’è nella misura in cui si continua a osservare solo quello. Faccio un piccolo esempio: l’ipocondriaco è talmente convinto di essere ammalato che tante volte presenta i sintomi di una presunta malattia, poi va dal medico, fa le analisi e scopre che in realtà non aveva niente. Ecco che è la sua convinzione a generare tutto il suo sentire, non una malattia oggettivamente presente.

Anche io come tanti altri che fanno il mio mestiere ho passato decenni a guardare unicamente in direzione del buco, a voler correggere quello che non andava o che non mi piaceva, a voler riempire quella presunta voragine osservando le dinamiche delle mancanze, e devo ammettere che solo in questi ultimi anni sto scoprendo in modo sempre più chiaro che quella via, anche in ambito professionale per aiutare gli altri, non la sento più risuonare.

Ciò che invece percepisco sempre più chiaro è aiutare a coltivare il principio del piacere, e con questo intendo il ritrovare quella spinta primordiale presente in ogni essere, riferita alla pulsione alla vita e al suo appagamento. Gli antichi lo chiamavano EROS, contrapposto al principio di morte THANATOS.

“L’Eros è la lirica del corpo e la sinfonia della mente. “

 A.C. 

Nel principio dell’Eros l’appagamento non è qualcosa che si può ricevere da fuori, non si basa su una mancanza – morte Thanatos – ma è qualcosa di autoriferito e autogenerato per il fatto stesso di esistere e di esserci: ci sono e per il fatto di esserci tutto ciò di cui ho bisogno è già dentro di me, me lo devo unicamente ricordare.

Ritengo sia il lavoro più importante e impegnativo da portare avanti nell’esistenza di ognuno, ma l’unico che è davvero in grado di affrancare da quel senso di vuoto-morte, che altrimenti guida inesorabilmente le azioni e la vita di ognuno.

L’invito che voglio farti pertanto, è di impegnarti ogni giorno, tutti i giorni e tutto il giorno a osservare cosa ti spinge a compiere le tue azioni, è Eros o Thanatos?

Se ti accorgi che è il secondo, spostati subito, chiediti cosa puoi essere per te stesso oggi, in questo momento, con che cosa puoi tu riempire te stesso e non tentare di farti riempire da fuori.

Chiediti quale direzione scegli in ogni momento, in ogni situazione: scegli il piacere oppure il bisogno?

E chi se non tu può davvero soddisfare quel piacere?

Quali sono le scelte, quale tipo di presente sei disposto a sperimentare e a quale sei disposto a rinunciare?

Se senti che questo tipo di lavoro su te stesso è troppo impegnativo per essere fatto in autonomia puoi contattarmi per un percorso individuale nel quale questi principi verranno approfonditi e sperimentati sul campo per diventare risorse permanenti.